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Pensione anticipata: come funziona davvero e quali sono le strade per uscire prima dei 67 anni (Guida 2026)

Quando si parla di pensione anticipata si fa spesso confusione, perché con la stessa espressione si indicano in realtà canali diversi. C’è chi pensa che “anticipata” significhi automaticamente “pensione a 64 anni”, ma non è così: in Italia esiste la pensione anticipata “ordinaria”, che dipende soprattutto dai contributi, e poi ci sono canali specifici come la pensione per i lavoratori precoci e la pensione anticipata contributiva a 64 anni, che ha regole completamente differenti.

In questa guida facciamo chiarezza e mettiamo ordine, con un linguaggio semplice e con i riferimenti normativi dove serve.

Che cos’è la pensione anticipata

La pensione anticipata, introdotta dall’articolo 24, comma 10 del D.L. 201/2011 (riforma Fornero), ha sostituito la vecchia pensione di anzianità. Il suo scopo è consentire l’uscita dal lavoro prima della pensione di vecchiaia, che oggi è fissata a 67 anni e, almeno fino al 31 dicembre 2026, resta questo il riferimento anagrafico ordinario.

La particolarità della pensione anticipata ordinaria è che non richiede un’età minima: il vero requisito è quello contributivo.

Chi può ottenere la pensione anticipata ordinaria nel 2026

Nel 2026 la pensione anticipata ordinaria si ottiene con:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

Negli anni il tema degli adeguamenti alla speranza di vita ha avuto diverse sospensioni e rimodulazioni (D.L. 4/2019 e successive modifiche). In ogni caso, fino al 31 dicembre 2026 non risultano incrementi nei requisiti; gli aumenti sono previsti dal 1° gennaio 2027 (+1 mese) e dal 2028 (+2 mesi), secondo la disciplina richiamata nella normativa di Bilancio (legge n. 199/2025).

La finestra: quando decorre la pensione

Anche quando si maturano tutti i contributi richiesti, la pensione non parte immediatamente. Per la generalità dei lavoratori privati e autonomi-è prevista una finestra di tre mesi: in pratica tra la data in cui raggiungi il requisito contributivo e la data in cui la pensione decorre passano tre mesi, durante i quali è possibile continuare a lavorare. Mentre per i dipendenti pubblici la finestra è pari a 5 mesi.

Per alcune categorie del pubblico impiego, in particolare per gli iscritti alle ex Casse amministrate dal Tesoro (CPDEL, CPS, CPI e CPUG), la finestra è più lunga e aumenta negli anni: dal 2025 in poi si allunga progressivamente fino ad arrivare a 9 mesi nel 2028, con specifiche eccezioni in alcune ipotesi (ad esempio in regime di cumulo).

Per ottenere la pensione anticipata devo smettere di lavorare?

Per la liquidazione del trattamento è necessario che risulti cessato il lavoro subordinato alla data di decorrenza della pensione. Non è invece richiesta l’interruzione di attività autonome o parasubordinate.

Una volta che la pensione è partita, è generalmente possibile intraprendere un nuovo rapporto di lavoro dipendente, perché la disciplina prevede la cumulabilità del trattamento pensionistico con i redditi da lavoro (come richiamato dal D.L. 112/2008).

Quali contributi contano per la pensione anticipata ordinaria

Ai fini del requisito contributivo, in linea generale, sono utili i contributi obbligatori, volontari, da riscatto e figurativi. C’è però una regola tecnica importante: devono risultare almeno 35 anni di contribuzione al netto dei figurativi per disoccupazione indennizzata, malattia e infortunio non integrati dal datore di lavoro (art. 22 L. 153/1969 e circ. INPS 180/2014). La limitazione non si applica a diverse categorie, come alcune gestioni esclusive dell’AGO (ad esempio dipendenti pubblici) e chi ha esercitato l’opzione al sistema contributivo (attenzione chi opta per il sistema contributivo non sono utili i contributi volontari eventualmente già versati).

Sul tema esistono anche orientamenti giurisprudenziali rilevanti: la Cassazione, con decisioni recenti citate nel testo originario, ha affermato che non sarebbe corretto applicare quella limitazione ai fini del diritto alla pensione anticipata ordinaria in determinate fattispecie.

In presenza di carriere spezzate o contributi versati in più gestioni, il requisito può essere raggiunto anche attraverso il cumulo contributivo (L. 228/2012, come modificata dalla L. 232/2016), sommando i periodi accreditati presso gestioni differenti e presso le Casse professionali.

La pensione anticipata con requisito ridotto: i lavoratori precoci

Accanto alla pensione anticipata ordinaria esiste una forma agevolata che consente di uscire con 41 anni di contributi (più finestra), ma solo per i cosiddetti lavoratori precoci appartenenti a categorie tutelate (art. 1, comma 199, L. 232/2016).

È considerato “precoce” chi ha almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro prima del compimento dei 19 anni. Oltre a questo requisito, bisogna rientrare in una delle categorie previste: ad esempio disoccupati in particolari condizioni, caregiver di familiari con handicap grave, invalidi civili almeno al 74%, addetti a lavori gravosi o a lavori usuranti/notturni.

In questo canale, prima di presentare la domanda di pensione, è necessario chiedere all’INPS la certificazione dei requisiti entro le scadenze annuali previste (31 marzo o 15 luglio, con possibilità tardiva entro il 30 novembre se residuano risorse). Solo dopo la certificazione si presenta la domanda di pensione vera e propria.

Pensione anticipata contributiva a 64 anni: quando si può fare

Quando invece si parla di “pensione a 64 anni”, di solito ci si riferisce alla pensione anticipata contributiva prevista dall’art. 24, comma 11 del D.L. 201/2011. È fondamentale chiarire che non si tratta della pensione anticipata ordinaria: è un canale diverso, pensato per chi è nel sistema contributivo.

In linea generale, questa pensione riguarda i lavoratori “contributivi puri”, cioè coloro che non hanno contributi accreditati al 31 dicembre 1995 (in pratica, niente contributi prima del 1° gennaio 1996). È un requisito che viene spesso dimenticato e che cambia completamente l’esito della verifica.

Per accedere servono tre condizioni principali: un’età minima pari a 64 anni (con adeguamento alla speranza di vita), almeno 20 anni di contribuzione effettiva e il raggiungimento di un importo minimo della pensione, la cosiddetta soglia. Qui “contribuzione effettiva” significa che sono utili i contributi obbligatori, volontari e da riscatto, mentre non rilevano i contributi figurativi.

Dal 1° gennaio 2024 la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha inasprito le condizioni, innalzando la soglia da 2,8 a 3 volte l’assegno sociale.

Ai valori 2026 la soglia ordinaria corrisponde a 1.638,72 euro. Per le lavoratrici madri, la soglia è ridotta: 2,8 volte assegno sociale (1.529,47 euro ai valori 2026) in presenza di un figlio e 2,6 volte assegno sociale (1.420,22 euro ai valori 2026) con due o più figli.

Inoltre, è stata introdotta una finestra di tre mesi anche per questa pensione: quindi la decorrenza scatta tre mesi dopo la maturazione dei requisiti.

Sempre dal 2024 è previsto un ulteriore vincolo: fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia (67 anni) l’importo della pensione non può superare 5 volte il trattamento minimo INPS; nel 2026 questo tetto è pari a 3.059,25 euro lordi mensili. Inoltre, la pensione anticipata contributiva è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo.

È utile ricordare anche che per le madri lavoratrici nel contributivo puro esiste un beneficio specifico: un anticipo del requisito anagrafico di 4 mesi per figlio fino a un massimo di 16 mesi, oppure, in alternativa, la possibilità di utilizzare i coefficienti attuariali più favorevoli per aumentare l’importo della pensione.

E se ho contributi prima del 1996?

Chi ha contributi accreditati entro il 31 dicembre 1995, in linea generale, non rientra in questo canale. Inoltre, non è ammesso l’accesso alla pensione anticipata contributiva a 64 anni per chi sceglie l’opzione al contributivo ex art. 1, comma 23 della L. 335/1995, proprio perché si tratta di assicurati con contribuzione ante 1996.

Resta però una strada possibile, richiamata dal tuo testo: il computo nella Gestione Separata ai sensi del DM 282/1996, che comporta il trasferimento dei contributi e la valorizzazione con calcolo contributivo. Per accedervi servono requisiti specifici, tra cui almeno 15 anni di versamenti (con almeno 5 anni dal 1996), meno di 18 anni al 31 dicembre 1995 (ma almeno un contributo) e almeno un mese di contribuzione nella Gestione Separata INPS.

Come presentare la domanda

La domanda di pensione anticipata si presenta dal portale INPS con SPID, CIE o CNS, entrando nel servizio “Domanda di prestazioni pensionistiche” e selezionando “Nuova prestazione pensionistica” e poi “Pensione anticipata”. La procedura richiede vari dati (gestioni, decorrenza, cessazione lavoro, eventuali redditi e coordinate bancarie). In alternativa ci si può rivolgere al contact center INPS o a un patronato.

Conclusione

In pratica, per capire quale canale ti riguarda, la prima domanda è sempre la stessa: stai puntando sulla pensione anticipata ordinaria perché hai tanti contributi, oppure stai cercando l’uscita a 64 anni e devi verificare se sei davvero contributivo puro e se raggiungi la soglia d’importo? Una verifica corretta di questi elementi evita errori e aspettative sbagliate, soprattutto quando mancano pochi mesi al requisito.

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