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Se in pensione ti mancano 500, 1.000 o 1.500 euro al mese, quanto capitale ti serve?

Quando si parla di pensione, la prima domanda che viene in mente è quasi sempre la stessa: quando potrò smettere di lavorare?

È una domanda importante, ma non è l’unica. Perché il punto vero non è solo arrivare alla pensione. Il punto è capire con quale reddito ci si arriva.

Molte persone scoprono troppo tardi che l’assegno pensionistico sarà più basso rispetto allo stipendio o al reddito da lavoro. Non sempre si tratta di una sorpresa enorme, ma spesso la differenza c’è. E quella differenza, mese dopo mese, può pesare.

Ecco perché ha senso farsi una domanda molto concreta:

se in pensione mi mancano 500, 1.000 o 1.500 euro al mese, quanto capitale devo avere per coprire quel gap?

Il gap pensionistico: cos’è davvero

Il gap pensionistico è la differenza tra il reddito che vorresti avere in pensione e la pensione che pensi di ricevere.

Facciamo un esempio semplice.

Se oggi immagini di voler vivere con 2.500 euro al mese, ma la tua pensione stimata sarà di 1.800 euro, la differenza è di 700 euro al mese.

Quei 700 euro sono il tuo gap pensionistico.

Non è un concetto astratto. È il denaro che dovrai trovare in qualche modo per mantenere il tenore di vita che desideri.

Può arrivare da un fondo pensione, da investimenti finanziari, da risparmi accumulati nel tempo, da immobili messi a reddito o da altre entrate. Ma prima ancora di scegliere lo strumento, bisogna capire l’importo.

Perché dire “mi servirà qualcosa in più” non aiuta.
Dire “mi serviranno 700 euro al mese in più” è già un punto di partenza.

Dal bisogno mensile al bisogno annuale

Per stimare il capitale necessario, il primo passaggio è trasformare il gap mensile in un fabbisogno annuo.

In questa tabella il calcolo è fatto su 13 mensilità.

Quindi:

gap mensile × 13 = gap annuo da coprire

Per esempio:

  • se mancano 500 euro al mese, il gap annuo è 6.500 euro;
  • se mancano 1.000 euro al mese, il gap annuo è 13.000 euro;
  • se mancano 1.500 euro al mese, il gap annuo è 19.500 euro.

A questo punto bisogna chiedersi: quale capitale serve per generare quel reddito?

La formula usata nella tabella

La formula è molto semplice:

Capitale necessario = Gap annuo / Rendimento annuo ipotizzato

Esempio: se vuoi coprire un gap di 13.000 euro all’anno e ipotizzi un rendimento annuo del 3%, il capitale teorico necessario sarà:

13.000 / 0,03 = 433.333 euro

Quindi, con un rendimento del 3%, per generare circa 1.000 euro al mese su 13 mensilità servirebbero indicativamente 433.333 euro.

Naturalmente questo è un calcolo semplificato. Non tiene conto di tasse, costi, inflazione, oscillazioni dei mercati o durata effettiva della pensione. Però serve a una cosa molto utile: capire l’ordine di grandezza.

E spesso è proprio quello che manca.

Quanto capitale serve per coprire il gap pensionistico

Gap mensile da coprireGap annuo su 13 mensilitàCapitale al 2%Capitale al 3%Capitale al 4%Capitale al 5%
€ 100€ 1.300€ 65.000€ 43.333€ 32.500€ 26.000
€ 250€ 3.250€ 162.500€ 108.333€ 81.250€ 65.000
€ 500€ 6.500€ 325.000€ 216.667€ 162.500€ 130.000
€ 600€ 7.800€ 390.000€ 260.000€ 195.000€ 156.000
€ 750€ 9.750€ 487.500€ 325.000€ 243.750€ 195.000
€ 1.000€ 13.000€ 650.000€ 433.333€ 325.000€ 260.000
€ 1.250€ 16.250€ 812.500€ 541.667€ 406.250€ 325.000
€ 1.400€ 18.200€ 910.000€ 606.667€ 455.000€ 364.000
€ 1.500€ 19.500€ 975.000€ 650.000€ 487.500€ 390.000
€ 1.700€ 22.100€ 1.105.000€ 736.667€ 552.500€ 442.000
€ 2.000€ 26.000€ 1.300.000€ 866.667€ 650.000€ 520.000

Come leggere questi numeri

La tabella dice una cosa molto chiara: più è alto il gap mensile, più capitale serve.

Ma dice anche un’altra cosa: il rendimento ipotizzato cambia parecchio il risultato finale.

Prendiamo un gap di 1.000 euro al mese.

Su 13 mensilità significa dover coprire 13.000 euro all’anno.

Per ottenere questo importo servirebbero, in modo indicativo:

  • 650.000 euro con un rendimento del 2%;
  • 433.333 euro con un rendimento del 3%;
  • 325.000 euro con un rendimento del 4%;
  • 260.000 euro con un rendimento del 5%.

La differenza è enorme.

Questo non significa che bisogna cercare per forza il rendimento più alto. Un rendimento più alto, di solito, comporta anche più rischio. Però il dato aiuta a capire quanto il risultato dipenda da due elementi: il capitale accumulato e il rendimento che quel capitale riesce a produrre.

Caso pratico: mancano 500 euro al mese

Un gap di 500 euro al mese può sembrare contenuto. In realtà, su base annua, significa dover trovare 6.500 euro.

Per generare 6.500 euro all’anno servirebbero indicativamente:

  • 325.000 euro al 2%;
  • 216.667 euro al 3%;
  • 162.500 euro al 4%;
  • 130.000 euro al 5%.

Questo esempio è utile perché fa capire una cosa: anche un’integrazione apparentemente piccola richiede un capitale importante, soprattutto se si vuole vivere di rendimento senza consumare il capitale.

Caso pratico: mancano 1.000 euro al mese

Se il gap pensionistico è di 1.000 euro al mese, il fabbisogno annuo sale a 13.000 euro.

In questo caso il capitale necessario diventa più rilevante:

  • 650.000 euro al 2%;
  • 433.333 euro al 3%;
  • 325.000 euro al 4%;
  • 260.000 euro al 5%.

Qui la riflessione diventa molto concreta. Se una persona vuole davvero avere 1.000 euro al mese in più rispetto alla pensione pubblica, deve iniziare a ragionare per tempo su come costruire quel capitale.

Aspettare gli ultimi anni può rendere tutto più difficile.

Caso pratico: mancano 1.500 euro al mese

Un’integrazione da 1.500 euro al mese corrisponde a 19.500 euro all’anno.

Il capitale teorico necessario sarebbe:

  • 975.000 euro al 2%;
  • 650.000 euro al 3%;
  • 487.500 euro al 4%;
  • 390.000 euro al 5%.

Qui si vede bene il peso della pianificazione. Un obiettivo di questo tipo non si improvvisa. Va costruito nel tempo, mettendo insieme previdenza pubblica, previdenza complementare, risparmio e patrimonio personale.

Il capitale non va guardato solo come cifra ferma

Molte persone ragionano così:

“Ho 100.000 euro da parte.”
“Ho 300.000 euro investiti.”
“Ho una casa di proprietà.”

Sono informazioni importanti, ma da sole non bastano.

In pensione la domanda cambia. Non conta solo quanto patrimonio hai, ma quanto reddito può generare quel patrimonio.

Un capitale può essere usato in molti modi diversi. Può produrre interessi, dividendi, rendite, oppure può essere consumato gradualmente. Ogni scelta ha conseguenze diverse.

C’è chi vuole preservare il capitale per lasciarlo agli eredi.
C’è chi preferisce usarne una parte per vivere meglio.
C’è chi ha bisogno di una rendita stabile.
C’è chi può accettare oscillazioni più alte perché ha altre entrate.

Per questo la tabella non dà una risposta definitiva. Serve a impostare il ragionamento.

Perché conviene fare questi calcoli prima

Il problema del gap pensionistico è che spesso emerge tardi.

Finché si lavora, lo stipendio arriva ogni mese e il tema sembra lontano. Poi, avvicinandosi alla pensione, si inizia a fare i conti con l’importo stimato dell’assegno pubblico.

A quel punto può diventare evidente che ci sarà una differenza tra il reddito attuale e quello futuro.

Fare questi calcoli prima permette di capire:

  • quanto potrebbe mancare ogni mese;
  • quale capitale sarebbe necessario;
  • quanto si è già accumulato;
  • quanto tempo resta per intervenire;
  • se la previdenza complementare è sufficiente;
  • se il patrimonio è investito in modo coerente con l’obiettivo.

Il vantaggio di muoversi prima è semplice: c’è più tempo per correggere la rotta.

Il ruolo della previdenza complementare

In molti casi, il gap pensionistico può essere ridotto attraverso la previdenza complementare.

Un fondo pensione, se alimentato con continuità, può aiutare a costruire nel tempo un capitale destinato proprio alla fase pensionistica.

Il vantaggio è che il risparmio viene indirizzato verso un obiettivo preciso: integrare la pensione pubblica.

Naturalmente anche qui bisogna valutare bene diversi elementi:

  • quanto versare;
  • per quanti anni;
  • con quale comparto di investimento;
  • con quale livello di rischio;
  • quale fiscalità si applica;
  • quanto capitale si potrà accumulare;
  • quale rendita o prestazione si potrà ottenere.

Il punto non è scegliere uno strumento a caso, ma capire quale ruolo deve avere dentro il piano complessivo.

Attenzione al rendimento ipotizzato

La tabella mostra capitali calcolati con rendimenti del 2%, 3%, 4% e 5%.

Sono ipotesi utili per fare simulazioni, ma non devono essere lette come promesse.

Nessun rendimento è garantito, salvo strumenti specifici che però hanno caratteristiche e limiti propri. Nei mercati finanziari i rendimenti possono variare, anche molto, da un anno all’altro.

Per questo bisogna evitare due errori.

Il primo errore è essere troppo prudenti e lasciare tutto fermo, rischiando che l’inflazione riduca il potere d’acquisto del capitale.

Il secondo errore è essere troppo aggressivi e inseguire rendimenti elevati senza considerare il rischio.

La scelta corretta sta nel mezzo e dipende dalla situazione personale: età, patrimonio, obiettivi, reddito, famiglia, orizzonte temporale e capacità di sopportare le oscillazioni.

I limiti della tabella

Questa tabella è utile, ma va letta per quello che è: una simulazione semplice.

Non considera:

  • inflazione;
  • tasse;
  • costi degli strumenti finanziari;
  • volatilità dei mercati;
  • anni con rendimento negativo;
  • durata effettiva della pensione;
  • consumo progressivo del capitale;
  • eventuali spese sanitarie future;
  • esigenze familiari;
  • obiettivi successori.

Inoltre, il calcolo presume che il reddito integrativo venga generato dal rendimento del capitale. Nella realtà, una persona potrebbe anche decidere di usare gradualmente una parte del capitale, riducendo il patrimonio nel tempo.

Sono due logiche diverse.

Nel primo caso si cerca di vivere dei rendimenti.
Nel secondo caso si usa anche una parte del capitale accumulato.

La soluzione migliore dipende dal singolo caso.

Una domanda semplice, ma molto potente

La domanda da cui partire è questa:

quanto mi mancherà ogni mese quando sarò in pensione?

Da lì si può costruire tutto il resto.

Se il gap è basso, può bastare un’integrazione contenuta.
Se il gap è alto, serve una strategia più strutturata.
Se mancano molti anni alla pensione, c’è tempo per accumulare.
Se la pensione è vicina, bisogna valutare con più attenzione il patrimonio già disponibile.

In ogni caso, il primo passo è fare i conti.

Non per spaventarsi, ma per sapere dove si sta andando.

Conclusione

La pensione pubblica sarà una parte importante del reddito futuro, ma per molte persone potrebbe non bastare a mantenere lo stesso tenore di vita.

Per questo è utile stimare il gap pensionistico e tradurlo in capitale necessario.

Se mancano 500 euro al mese, il capitale richiesto può andare indicativamente da 130.000 a 325.000 euro, a seconda del rendimento ipotizzato.

Se mancano 1.000 euro al mese, il capitale può variare da 260.000 a 650.000 euro.

Se mancano 1.500 euro al mese, si può arrivare a importi compresi tra 390.000 e 975.000 euro.

Numeri importanti, che mostrano una cosa molto semplice: la pensione non va solo aspettata. Va preparata.

Prima si conosce il proprio gap, prima si può decidere come affrontarlo.

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